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martedì 7 giugno 2011

Referendum: L'acqua

(Questa settimana, io e altri due persone affronteremo, con un articolo a testa, i  temi di questo referendum. Rispettivamente Christopher si occuperà dell’acqua [l’articolo sottostante], Igor del legittimo impedimento e io del nucleare).



Il 12 e 13 giugno 2011 i cittadini italiani saranno chiamati a votare su quattro referendum in materia di gestione dell'acqua, di riapertura di centrali nucleari e di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio e dei Ministri a comparire in udienza penale.
I primi due quesiti referendari sono stati promossi dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, al quale aderiscono oltre 80 reti nazionali e più di 1.000 realtà territoriali e centinaia di Enti Locali, con l'intento di fermare le privatizzazioni di un settore che molti ritengono debba essere gestito nell'interesse di tutti i cittadini ed evitare così possibili speculazioni finanziarie.
Ma guardiamo più in dettaglio i primi due quesiti:

La scheda rossa del primo quesito sull'acqua

Il primo referendum sull'acqua ha scheda rossa ed è intitolato "Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica" e chiede l’abrogazione (cioè la cancellazione) dell’articolo 23-bis della legge 133 del 2008 (e successive modificazioni, in particolare quelle introdotte con la legge 166/2009, conosciuta anche come “decreto Ronchi”): come possiamo notare, si parla di servizi pubblici locali in generale e non di sola acqua; in realtà, tutta la discussione si concentra sul servizio idrico (acquedotti, fogne, depuratori), poiché per altri servizi (come la distribuzione di energia o i trasporti ferroviari locali) prevalgono altre normative specifiche di settore. Precedentemente al decreto Ronchi era prevista la possibilità di scelta tra gestione pubblica o privata da parte degli enti locali quali regioni,province e comuni (legge 142 del 1990), che spesso propendevano per la gestione pubblica.
Il decreto Ronchi limita le possibilità di scelta tra gestione del servizio idrico a imprenditori e società privati, individuati mediante gara pubblica, oppure da società a capitale misto pubblico-privato nelle quali i privati detengano almeno il 40% delle quote. Solo in casi eccezionali in cui non si configura un mercato (per esempio per particolari caratteristiche economiche, sociali o ambientali del contesto territoriale), la gestione può essere affidata, mediante autorizzazione dell'Antitrust, alle cosiddette società in house, che sono società pubbliche costituite dagli stessi enti locali.
Se si desidera lasciare in vigore l’articolo 23-bis (legge 133/2008 e modifiche), promuovendo la privatizzazione dei servizi idrici, bisognerà votare NO. Se invece si desidera eliminarlo, bisognerà votare SÌ.




Scheda gialla secondo quesito sull'acqua
Il secondo referendum, con scheda di colore giallo, intitolato "Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito" chiede l'abrogazione parziale dell'art. 154, primo comma del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006  laddove la determinazione delle tariffe è determinata anche in base all' "adeguatezza della remunerazione del capitale investito", che consente al gestore di ricavare parte dei propri profitti dalla bolletta dei cittadini.
Il problema nel settore dell'acqua, così come in altri importanti ambiti, è l’impossibilità di creare un mercato concorrenziale; la mancanza di una reale concorrenza porta al monopolio di singole imprese private che tendono a massimizzare i profitti a discapito della qualità del servizio: secondo Stefano Leoni, presidente del WWF, «laddove si è avuta una gestione privatistica dell’acqua, le tariffe sono aumentate del 60% e gli investimenti sono diminuiti del 66%. Di pari passo, sono diminuiti i controlli e la manutenzione con una inevitabile compromissione della quantità e della qualità dell’acqua sia come risorsa naturale che idropotabile».
Votando SÌ, verrà abrogato parzialmente l’articolo 154 in riferimento all’adeguata remunerazione, per fare in modo che le logiche del profitto escano dalle tariffe di un bene essenziale come l’acqua.
Chi invece valuta positivamente la privatizzazione del servizio (e la sua adesione a logiche di mercato), dovrà votare NO, per mantenere in vigore l’articolo.
Va detto però che, in caso di raggiungimento del quorum e di vittoria del sì, l’effetto di questo secondo quesito referendario non sarà rivoluzionario: l’abrogazione non impedirebbe in modo automatico l’ingresso dei privati nel servizio idrico, anche se di certo lo renderebbe più difficoltoso, costringendo a cercare altre forme di profitto del gestore.

                                                    Scritto da Christopher.


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