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sabato 23 aprile 2011

Democrazia diretta

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
(Articolo 1 della costituzione italiana)



In Italia abbiamo un tipo di democrazia che prende il nome di democrazia rappresentativa.
Cosa vuol dire? Semplice. In pratica noi cittadini nominiamo dei rappresentanti affidando loro il compito di governarci.
Detta così sembrerebbe una cosa assolutamente normale. Sicuramente lo è se non fosse per alcune anomalie tipiche italiane (e quando mai …).
Abbiamo detto che i cittadini hanno il potere di eleggere i propri governanti, giusto? Bene, invece nel nostro paese la situazione non è assolutamente così. Con l’attuale legge elettorale infatti, gli italiani votano delle liste già precostituite.
La domanda, anzi le domande sono d’obbligo.
Chi diavolo sono queste persone e con quale diritto decidono le sorti del nostro paese?
Anche qui la risposta è semplice, e a pensarci bene anche un po’ inquietante.
Sono centinaia di persone, perfetti sconosciuti, nominati dai segretari dei singoli partiti e quasi sempre per amicizia o favore e non per meriti personali.
Allora di quale democrazia stiamo parlando se non abbiamo neanche il potere e il diritto di nominare direttamente i nostri governanti? Parliamo di varie forme di democrazia (me compreso, riguardo la democrazia diretta in questo post) quando non sappiano neanche cosa voglia dire democrazia rappresentativa.
Siamo una finta democrazia, ecco la risposta. Io voglio avere il diritto e la possibilità di eleggere coloro che prenderanno le decisioni che influenzeranno la mia vita, stop.
Chiusa questa parentesi penosa sul sistema democratico italiano, direi che è ora di concentrarci su quello che è l’argomento di questa discussione, la democrazia diretta.
Innanzitutto la democrazia diretta e rappresentativa non soltanto possono coesistere tra loro, anzi, quella diretta non avrebbe la forza di esistere in assenza dell’altra. Questo cosa vuol dire? Vuol dire che c’è comunque bisogno di affidare una parte  del potere politico (attenzione, una parte e non tutto come avviene adesso) a dei rappresentanti. A questo punto una persona può domandarsi, ma allora che differenza c’è con l’attuale sistema democratico? La differenza è che il cittadino non sarà soltanto impegnato a votare il candidato rappresentante, ma assumerà anche il compito di legislatore a tutti gli effetti, in quanto avente diritto a proporre, votare e bocciare leggi attraverso l’utilizzo di alcuni strumenti democratici.

In Italia, allo stato attuale, esistono diversi strumenti di democrazia. Il più famoso è senza dubbio il referendum, poi troviamo la petizione e l’iniziativa popolare legislativa. Fatta esclusione del sistema referendario (anche se potrebbe/dovrebbe avere molto più potere), gli altri  sono abbastanza, se non completamente, inutili.
La democrazia diretta non è altro che la partecipazione dei cittadini alla politica, ai quali vengono affidati quattro strumenti fondamentali: l’iniziativa, il referendum, la petizione, e il referendum consultivo.
Non facciamoci fregare dalla somiglianza dei nomi con gli attuali sistemi democratici. In comune, a parte il nome, hanno ben poco.
Fatta esclusione per il referendum consultivo che dei quattro è il più debole, analizziamo nel dettaglio gli altri tre sistemi.
Con la petizione viene interrogato formalmente un organo politico, con l’obbligo di risposta entro un determinato tempo.

L’iniziativa è uno strumento che permette a singole persone o gruppi, dopo aver raccolto un certo numero di firme, di proporre leggi al parlamento e successivamente a tutti i cittadini. Se il parlamento non dovesse prendere in considerazione la proposta presentata, questa passerà ugualmente al voto referendario.

Infine troviamo il referendum, attraverso il quale ogni legge uscita dal parlamento viene sottoposta a una votazione referendaria per essere approvata o bocciata.



Dopo aver letto queste righe, ci si rende facilmente conto del perché un simile sistema viene completamente ignorato dai principali mezzi di informazione e del perché non potrà realizzarsi in Italia (mai dire mai).
La classe politica, che ora come ora ha poteri pari a divinità scese in terra, con la democrazia diretta si ritroverà nei panni di comuni mortali, dove la stragrande maggioranza delle decisioni verrà presa in maniera democratica e collettiva, evitando in questo modo le tante leggi fatte su misura, a partire dai continui aumenti degli stipendi dei politici, fino ad arrivare a tutti i privilegi che hanno portato questa casta ad essere praticamente un mostro invulnerabile.
La democrazia diretta è possibile e lo dimostrano paesi come la Svizzera, dove la gente è chiamata a votare circa quattro volte all’anno su una ventina di questioni nazionali. Oppure, tanto per fare un altro esempio, in Chiapas, dove le giunte del buon governo sono esempi di democrazia diretta.

Concludo con una revisione dell’articolo 1 della costituzione italiana.
Allo stato attuale mi sembra più opportuno una cosa del tipo:


“L’Italia è una Repubblica semidemocratica, fondata sulla disoccupazione e il precariato.
La sovranità appartiene al popolo, ma non troppo, che la esercita raramente nelle forme e nei limiti del volere politico.”


Libri consigliati: Democrazia diretta, più potere ai cittadini (Thomas Benedikter)

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